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IL MASSACRO DI KATYN

Oggi, 5 marzo 2021 ricorre l’81° anniversario della strage di Katin

Il 5 marzo 1940 infatti il capo della polizia segreta sovietica, Lavrentij Berija – definito della stessa figlia di Stalin, Svetlana, l’anima nera dello stalinismo – inviò a Stalin un’informativa per l’eliminazione di 21.857 prigionieri polacchi, tra cui 8 mila ufficiali che rappresentavano buona parte della classe dirigente polacca.

Si era all’indomani dell’invasione della Polonia da parte delle truppe naziste avvenuta il 1° settembre 1939 e tra la Germania di Hitler e l’Unione sovietica scattò, secondo quanto prevedeva il trattato Molotov – Ribbentrop stipulato a Mosca il 23 agosto 1939, lo smembramento del territorio polacco tra le due potenze.

Stalin approvò quello sterminio con il quale si voleva annientare un popolo e tra il 3 aprile e il 19 maggio del 1940, durante le ore notturne, dal tramonto all’alba, avvennero le esecuzioni che furono eseguite sparando un colpo alla nuca dei prigionieri usando armi e munizioni tedesche per depistare le responsabilità.

La gran parte dei corpi venne sotterrata in fosse comuni nella foresta di Katyn, che diede poi il nome al massacro.

L’unico giorno in cui le esecuzioni furono sospese fu il 1° maggio, festa del lavoro.

Il massacro, anche se conosciuto a livello storico e politico, fu a lungo negato dall’U.R.S.S. e bisogna aspettare l’avvento al potere nell’Unione sovietica di Michail Gorbacev, che nell’ottobre del 1990, ai tempi della glasnost (la politica della trasparenza) nel pieno della stagione della perestroijka (la politica della ricostruzione), porge le sue scuse ufficiali alla Polonia, per vedere fatta piena luce su questa tragica pagina di storia.

Gian Battista Cassulo

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