L’ACQUA, UN BENE PREZIOSO

Questo l’argomento all’ordine del giorno della rassegna culturale tra storia e scienza “Dalle origini e oltre”

Se ne parlerà giovedì sera, alle ore 21, presso la Sala Conferenze della “Casa del Giovane” sita in via Faustino Gagliuffi presso la Parrocchia di San Pietro a Novi Ligure (Al)

Da Andrea Scotto riceviamo e con grande disponibilità pubblichiamo:

Giovedì 7 marzo 2024, nel quadro dei nostri appuntamenti storico/scientifici della rassegna “Dalle origini e oltre”, il turno di relatore spetta a Ettore Vecchione, che affronterà un tema il quale, nonostante le abbondanti piogge di questi giorni, è diventato negli ultimi anni sempre più di attualità: la disponibilità di acqua per l’alimentazione umana, per l’irrigazione e per usi industriali.

Dove trovare l’acqua?” è una domanda che, rispetto al passato, ci poniamo sempre di meno, abituati come siamo ad aprire un rubinetto e a trovarla senza compiere la fatica dei nostri progenitori, quotidianamente alle prese con l’incostante disponibilità di sorgenti, pozzi e corsi d’acqua naturali e artificiali.

Il Piemonte, in realtà,  parte da una situazione privilegiata, perché è la regione italiana con la maggior quantità di risorse idriche (sorgenti, fiumi, acquedotti) in rapporto al numero di abitanti; nonostante questo, sempre più, negli ultimi anni, questa risorsa fondamentale si è resa meno disponibile per periodi sempre più frequenti: di qui la necessità di una maggiore consapevolezza nell’utilizzo che, secondo gli organizzatori di questa serata, può essere conseguita anche grazie a una conoscenza sempre maggiore di cosa sono le falde acquifere, di come funzionano e della loro collocazione nel sottosuolo.

Come tutti gli altri incontri organizzati alla Casa del Giovane, anche questa serata avrà un taglio divulgativo, per offrire anche a chi non è esperto del settore le conoscenze di base per poter costruirsi, in totale autonomia, una propria opinione su questo e altri temi importanti di attualità, e non solo.

Andrea Scotto

IL RIO GAZZO MA ANCHE L’ACQUEDOTTO DELLA “BORLASCA”

Due storie emblematiche di manomissione del territorio e di spreco d’acqua

IL DIVERSORE DEL RIO GAZZO

L’incontro che giovedì questo si terrà alla “Casa del Giovane” di Novi Ligure (Al) mi fa venire alla mente la storia del Rio Gazzo, che per tanti anni, e ancora adesso, ha alimentato il dibattito politico a Novi Ligure e non solo.

Questo Rio, che nasce nei pressi della Cascina Buffalora sulle alture di Novi Ligure, e, dopo avere cambiato diversi nomi, si getta, come Rio Lovassina nel Tanaro, scorre interrato per buona parte sotto il territorio urbano di Novi Ligure e negli anni Sessanta fu anche teatro di una audace rapina, perché usato come via d’accesso al caveau sotterraneo di una banca cittadina.

Il Rio Gazzo da sempre ha svolto un’azione di regimentazione delle acque a protezione di Novi Ligure, ma con l’entrata in vigore del Piano Regolatore del 1968 che, prevedendo una città per sessantamila abitanti, ampliava a dismisura la superficie urbana sui terreni agricoli circostanti, il Rio Gazzo si è ritrovato a svolgere una funzione che non gli era propria: quella di assorbire anche le acque che un tempo naturalmente defluivano al suo intorno nella campagna che di lì a poco sarebbe invece stata “cementificata”.

In tal senso l’Amministrazione comunale novese, in previsione di quell’espansione urbana, sin dal 1977/78 avviò un progetto per alleggerire la portata di tale Rio, creando un canale di smaltimento acque denominato “diversore del Rio Gazzo”.

Tale canale, di fatto andava a bonificare quei terreni in Regione Tuara e in Regione Lodolino che poi verranno resi edificabili, rispettivamente, nel 1979, con la realizzazione del C.I.P.I.A.N.  e, nel 1981/82, con il prolungamento di Via San Giovanni Bosco che, assieme alla precedente realizzazione della Scuola Media di Via Casteldragone e della relativa palestra, renderanno di fatto di appetibile interesse residenziale tutta quella zona, la quale, con la Variante al PRG del 1986, verrà resa edificabile.

Il risultato di quell’intervento, che sostanzialmente aveva favorito l’espansione urbana della città su terreni che storicamente gli antichi novesi non avevano mai toccato in quanto tali sedimi agricoli avevano da sempre svolto l’azione di bacino di scorta d’acqua e come cassa di decantazione a protezione della sottostante piana della Frascheta, fu uno sconvolgimento dell’assetto idrogeologico nel novese.

Il “Diversore dl Rio Gazzo”, appaltato negli anni Settanta per un importo iniziale di tre miliardi delle vecchie lire (appaltato con un ribasso del 30%), era lungo sei chilometri e si dipartiva con due tronchi, uno proveniente dalla Regione Tuara e l’altro dalla Regione Lodolino, congiungendosi in via Casteldragone e per poi da lì proseguire verso la Pieve e indi buttarsi nella piana in direzione Cassano.

Il risultato fu che tutta l’acqua che un tempo veniva assorbita naturalmente in Regione Tuara e Lodolino ed ora cementificate, tramite il diversore all’improvviso si sarebbe scaricata sulla bassa Pieve (che poi subì allagamenti) e nel 1991 gli abitanti di quel quartiere novese, ricorrendo al T.A.R., fecero una dura opposizione al progetto di prolungamento verso Cassano del Rio Gazzo.

Il Consiglio comunale novese aveva infatti deliberato il 22 aprile 1991, per un importo di circa un miliardo e mezzo delle vecchie lire, l’avvio dei lavori per il “diversore” che dalla Pieve avrebbe dovuto proseguire verso la cascina Bernardina e poi gettarsi nello Scrivia, ma il contenzioso davanti al T.A.R. fece slittare i lavori che nel 1993 furono poi affidati al “Consorzio di Bonifica dello Scrivia”.  

  

L’ACQUEDOTTO DELLA BORLASCA

A metà degli anni Ottanta, in seguito ad un ribaltamento nello Scrivia di un’autobotte carica di sostanze altamente nocive, a Novi Ligure sorse la necessità di reperire fonti alternative per il suo approvvigionamento idrico.

I pozzi dell’acquedotto novese sono in gran parte nel letto dello Scrivia che è un corso d’acqua che lambisce siti molto pericolosi, come ad esempio quello dell’Ecolibarna a Serravalle Scrivia (il Rio Negrone che si getta nello Scrivia passa proprio sotto l’Ecolibarna), per non parlare degli altri numerosi siti industriali rivieraschi ubicati a monte e in territorio della Città Metropolitana di Genova.

Un luogo dunque quello del letto dello Scrivia dove andare a captare acqua potabile è alquanto problematico, se non pericoloso. Fatto sta che i pozzi dell’acquedotto novese sono lì e a metà degli anni Ottanta, con lo sversamento della citata autobotte, il torrente si trasformò in un fiume di schiuma!

Nacque così l’idea di andare a captare acqua dal Borbera con la realizzazione di una grossa condotta idrica da Cabella Ligure a Novi.

Ciò fece inalberare gli abitanti della Val Borbera che iniziarono ad inalberare cartelli contro quel “tubo”, come subito appellarono la condotta idrica in essere, tanto che un Consigliere comunale di Borghetto Borbera, il sig. Nervini, sollevò la questione nelle giuste sedi istituzionali.

La condotta idrica avrebbe dovuto captare acque dal Borbera nei pressi di Cabella Ligure dove si sarebbe dovuto realizzare con una opportuna briglia un invaso e il costo totale dell’opera si sarebbe aggirato sui 50 miliardi di allora (eravamo a metà degli anni Ottanta), ma ben presto si scoprì che l’acqua del Borbera era ricca di coli fecali!  

Fortunatamente quel progetto non trovò riscontri, ma per Novi c’era e c’è una risorsa alternativa per avere acqua potabile: è l’acquedotto ferroviario della Borlasca che tra Ronco Scrivia e Isola del Cantone, sgorgando nei pressi della galleria Borlasca, portava un tempo, per caduta naturale l’acqua allo scalo ferroviario di Novi San Bovo per fare funzionare un tempo, prima dell’elettrificazione, le casse di manovra dei deviatoi e gli altri apparati tecnologici dello scalo.

Tale acquedotto, non più usato dalle Ferrovie, venne però risanato con una spesa di circa un miliardo di vecchie lire, negli anni Novanta con il rifacimento totale della sua condotta che corre sotto la massicciata della “Torino – Genova” per impedire le perdite d’acqua e quindi il danneggiamento alla massicciata soprastante, con pericolo alla circolazione treni.

Le sue acque attualmente vengono disperse a San Bovo nel Rio Gazzo, alle spalle del Dormitorio ad uso Personale viaggiante e Macchinisti, anch’esso realizzato negli anni Novanta e praticamente mai adoperato.

Nel Consiglio comunale novese negli anni Novanta, si discusse per usare di concerto con le Ferrovie quell’acquedotto al fine di fornire risorse idriche allo stabilimento Italsider per le sue lavorazioni e come scorta, in caso di necessità, per usi potabili, senza andare a prelevare acque dal Borbera.

Ma questa proposta, che fu avanzata da un Consigliere comunale del P.R.I., cadde nel vuoto e ora Novi continua, anche in casi emergenza, a bere l’acqua dello Scrivia.  

Note tratte da “La fossa nel buio” di Gian Battista Cassulo con prefazione di Andrea Scotto

Nella foto il Rio Gazzo, uno dei corsi d’acqua del territorio novese, fotografato in un luogo insolito: il cavalcavia di un’autostrada. Un esempio emblematico di come siamo molto meno consapevoli dell’acqua che scorre accanto a noi, e sotto i nostri piedi.

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